La Storia del Calcio

Ai giorni nostri, il calcio è di gran lunga lo sport più famoso e seguito in Italia, ma come siamo arrivati a questo punto? Come è nato il calcio e come è diventato lo sport che oggi molte persone amano e praticano?

In questo articolo approfondiremo la storia del calcio, dalle antiche origini fino all’epoca contemporanea, e avremo quindi l’occasione di conoscere meglio questo sport e i cambiamenti che ha passato nel corso dei secoli.

Asia: Le Origini

Le primissime testimonianze di un gioco fisico in cui veniva utilizzata una sorta di palla risalgono alle antiche culture mesoamericane. Qui il pallone era fatto di roccia, simboleggiava il sole, e il capitano della squadra perdente veniva poi sacrificato come offerta agli dei. Tuttavia, non possiamo dire che si trattava di antenati del calcio perché in questi giochi non era previsto l’utilizzo dei piedi.

Giappone

Per raccontare ed esaminare la storia di questo seguitissimo sport, dobbiamo partire dall’estremo oriente, più nello specifico, dalla Cina e dal Giappone. È proprio in quest’ultimo paese che già a partire dall’ XI secolo a.C. si praticava un antico gioco chiamato ‘Kemari’, che prevedeva l’utilizzo di una palla da parte dei giocatori. Questo sport è praticato anche ai giorni nostri; i giocatori devono passarsi un pallone fatto di cuoio che conteneva una vescica di animale gonfiata, senza lasciare che esso toccasse il terreno. Sebbene non si abbiano a disposizione moltissime informazioni su questo gioco, possiamo dedurre che si tratti di una delle prime forme di calcio della storia. A differenza di ciò che accadeva in Cina, il Kemari non aveva uno scopo di addestramento militare, ma era più che altro praticato per diletto dalle classi nobiliari.

Questo sport si giocava su un campo naturale, spesso delineato da quattro angoli che erano segnati da quattro tipi diversi di albero: un salice, un ciliegio, un pino e un mandorlo. La rudimentale palla poteva essere toccata sia con i piedi che con le mani, e per questo il Kemari è anche considerato uno degli antenati del rugby.

Cina

Su ciò che succedeva in Cina a partire dal III o II secolo a.C., abbiamo più informazioni. In particolare, possiamo parlare del Cuju, un gioco praticato dai militari come addestramento per il fisico che richiedeva l’utilizzo di un pallone realizzato tramite, piume e capelli. Le regole del gioco permettevano solo ed esclusivamente l’uso dei piedi, e l’obiettivo principale di entrambe le squadre era calciare questo rudimentale pallone all’interno di un buco realizzato da due canne di bambù. L’area di gioco era quadrata anziché rettangolare, ma possiamo comunque riscontrare alcune caratteristiche simili tra questo antico gioco e il calcio come ora lo conosciamo.

Grazie ad un manoscritto risalente al 50 a.C che ora si trova a Monaco, sappiamo che il Cuju, chiamato anche Tsu-chu, fu poi introdotto anche in paesi diversi dalla Cina. Più nello specifico, questo gioco divenne popolare in Giappone, e i due paesi iniziarono persino ad organizzare competizioni internazionali tra squadre diverse.

È anche per questo motivo che il Cuju è ufficialmente riconosciuto oggi dalla FIFA come il gioco più antico riconducibile al calcio contemporaneo.

Grecia e Antica Roma: Gli Sviluppi

Sebbene abbiamo potuto notare come la Cina ha storicamente inventato un gioco a cui il calcio moderno è ispirato, comprese regole come il concetto di gol o l’utilizzo dei piedi per giocare, fu in nell’antica Grecia che questo sport ebbe l’occasione di affermarsi e svilupparsi per secoli a venire.

Antica Grecia

Il gioco che si praticava dal IV secolo a.C. nella Grecia antica prende il nome di Episkyros, e viene oggi considerato il predecessore sia del calcio che del rugby europeo.

L’Episkyros era un gioco violento, specialmente la versione che si praticava a Sparta, ed era fortemente incentrato sul gioco di squadra e sulla collaborazione tra i giocatori. In questa pratica, due squadre, composte rispettivamente da 12 o 14 giocatori, si sfidavano calciando una palla, tuttavia potevano anche ricorrere all’utilizzo delle mani quando necessario.

L’obiettivo delle due squadre era lanciare la palla sopra la testa degli avversari, più in particolare, era presente una linea chiamata ‘skuros’ tra le due squadre e un’altra posta dietro di esse, e i giocatori dovevano lanciarsi il pallone fino al momento in cui una delle due squadre non poteva fare altro che retrocedere oltre la linea bianca segnalata alle loro spalle.

Un fattore interessante è che l’Episkyros, per quanto violento potesse essere, poteva essere giocato anche dalle donne.

Fu proprio a questo gioco che il popolo romano si ispirò per creare poi la versione giocata nell’antica Roma.

Sebbene l’Episkyros non fu mai incluso negli sport olimpici dell’epoca, la FIFA lo riconosce come uno degli antenati del calcio insieme ad altri sport che prevedevano l’uso di un pallone (la feninda, l’urania e l’aporraxis).

Antica Roma

I romani si ispirarono all’Episkyros per creare le regole dell’Harpastum (o Arpasto in italiano). Il nome deriva da una parola greca che significa ‘strappare’, e nel gioco si utilizzava una palla di dimensioni ridotte rispetto a quelle che abbiamo visto in precedenza, probabilmente, questo pallone era di dimensioni più simili a quello oggi utilizzato nella pallamano.

Durante le campagne di conquista del II secolo a.C., i romani vennero in contatto con lo sport praticato dai greci, ed ebbero poi l’idea di crearne uno simile e diffonderlo nei più vasti territori che si trovavano sotto il controllo di Roma.

L’Harpastum era un fattore importante nell’addestramento dei famosi gladiatori, ed era per la maggior parte praticato dai soldati che combattevano nelle legioni che dovevano difendere i confini. Spesso erano giocate delle partite tra i soldati romani e gli uomini dei paesi autoctoni oltre i confini; la più famosa di queste partite si racconta fu giocata nel 276 d.C. tra i romani e i britannici e si concluse con la vittoria di questi ultimi.

Non sono stati ritrovati molti manoscritti dove si parla dell’Harpastum, tuttavia in alcune rievocazioni storiche vengono organizzate delle partite dove si utilizzano le regole da noi conosciute.

Non è semplice descrivere come questo sport dovesse essere giocato, soprattutto perché le regole variavano da zona a zona e non c’è una documentazione ben precisa sull’argomento. Da ciò che sappiamo, possiamo dedurre che l’Harpastum si giocasse con una palla dura riempita di lana o stoppa e che il campo consistesse in piazzali di sabbia. Si può anche dire che il gioco era abbastanza violento e che spesso i giocatori riportassero ferite più o meno gravi, inoltre, in base a quanto il campo di gioco era ampio, il numero di giocatori per squadra poteva variare da 9 fino a 30, l’importante era che entrambe le squadre avessero lo stesso numero di atleti.

Anche nell’Harpastum si potevano usare sia le mani che i piedi, e lo scopo principale era appoggiare la palla oltre la linea che delimitava il fondo della parte di campo protetta dagli avversari. Sappiamo inoltre che ogni giocatore aveva un ruolo preciso da rispettare e che il gioco restò in voga tra i romani per oltre 800 anni.

Si sospetta che furono proprio i romani stanziati al confine con la Britannia ad esportare poi questa antica variante del calcio in Inghilterra.

Medioevo: Le Origini del Calcio Moderno

Fino ad ora abbiamo parlato di varianti antichissime del calcio che, sebbene siano considerate i padri fondatori originali di questo amatissimo sport di squadra, restano giochi ben diversi da quello che oggi comunemente conosciamo. Proprio per questo dobbiamo fare un grande salto in avanti e spostarci nel medioevo per conoscere quelle che sono le vere origini del calcio moderno.

Francia: Il Soule

Siamo ora in Europa, nella Francia del nord, e un gioco di nome Soule, o Choule, venuto dai pressi della Normandia, si afferma. Questo gioco di squadra ricorda moltissimo il calcio moderno, a partire dal fatto che veniva giocato solitamente di domenica dopo la fine della messa.

La partita veniva giocata da due squadre avversarie che potevano essere formate da un numero illimitato di giocatori, e di solito si organizzavano competizioni fra villaggi diversi o persino tra categorie diverse di persone (erano infatti popolari le partite giocate da persone sposate contro persone celibi).

Per quanto riguarda il campo di gioco, esso poteva avere un’ampiezza variabile, perché, infatti, l’obiettivo principale era calciare il pallone dentro un edificio del villaggio che si stava sfidando, ad esempio dentro il portone di una chiesa. Non c’è da stupirsi quindi che il campo di gioco fosse abbastanza irregolare e che spesso comprendeva ostacoli quali ruscelli, fossati, paludi o piante.

Solitamente la metà campo era rappresentata da edifici significativi del villaggio, quali le parrocchie, la piazza principale, o persino il cimitero. Un fattore interessante da notare era che il punto dove la palla doveva essere portata poteva anche distare chilometri dal punto di inizio della partita, e che, anche se le squadre potevano essere composte da 200 giocatori, spesso le partite erano lunghissime e, a volte, erano persino necessari giorni interi per terminare una singola partita.

La palla era invece realizzata in cuoio, oppure usando una vescica di maiale, ed era poi riempita di crini di cavallo, paglia o muschio. Una delle differenze maggiori con il calcio giocato ai giorni nostri era che la palla poteva essere toccata con le mani e con i piedi, oppure poteva essere anche spinta con un bastone.

A differenza degli sport giocati dagli antichi greci e romani, il Soule era regolato da una serie di regole ben precise, ed era anche decisamente meno violento dei giochi visti in precedenza, infatti non era permesso colpire l’avversario in alcun modo durante la partita, tuttavia, era consentito utilizzare mosse di lotta libera per fermare e placcare gli avversari in corsa.

Nonostante ciò, oggi questa variante è comunemente ricordata come un gioco barbaro a causa delle famose “lettere di remissione”, delle missive in cui erano citati dei reali processi giudiziari che elencavano vari feriti e morti causati dal Soule. Tuttavia, non era colpa del gioco, ma bensì dell’elevato numero di giocatori che prendevano parte alle partite.

Soule: La Storia

Ora che abbiamo descritto in cosa questo gioco consisteva, passiamo alla storia. Questo sport fu per la prima volta menzionato nel 1147, però si ha ragione di credere che il Soule esistesse già da prima dell’anno 1000 ed è proprio per questo motivo che gli studiosi pensano che siano stati i Normanni a introdurre il gioco in Inghilterra, la storica patria del calcio contemporaneo.

A rinforzare questa teoria c’è anche il fatto che il mob football, ovvero la variante medioevale del calcio inglese da cui ufficialmente deriva quello contemporaneo, non ha riferimenti che derivano da prima del 1147. Inoltre, il mob football e il Soule condividono regole e caratteristiche praticamente identiche.

Anche se il Soule continuò a essere praticato in Francia addirittura fino al XIX secolo, dal momento in cui i normanni conquistarono l’Inghilterra, lo sviluppo dello sport avvenne solamente in quest’ultimo paese.

Gran Bretagna

Alla fine del 1200, ci sono varie menzioni del Large-football, un gioco giocato attraverso l’utilizzo di un pallone. Più nello specifico, la cronaca di Londra nel 1175 esprimeva i timori riguardanti la violenza di questo sport durante il periodo del carnevale, ed è proprio per questo che nemmeno un secolo dopo il gioco fu pesantemente regolamentato o, in casi estremi, proibito. L’editto definitivo che mise al bando il Large-football arrivò per mano di Re Enrico V nel 1388, ma già Re Edoardo II aveva bandito la pratica sia da Londra che dai luoghi pubblici.

Tuttavia, anche se non era più permesso praticarlo in Inghilterra, il gioco si era diffuso ampiamente nei territori limitrofi, in particolare in Francia e in Scozia. Era proprio in Francia che, allo stesso tempo, si giocava la Savate, un gioco che prevedeva solo ed esclusivamente l’utilizzo dei piedi.

I Vichinghi

Spostandoci alle saghe del nord, siamo a conoscenza che i popoli vichinghi già giocavano a “knattleikr”, un gioco violento dove due squadre, ognuna capitanata da un capitano, giocavano contendendosi pallone veramente pesante e duro. Il gioco prevedeva l’uso di mani e bastoni, e lo scopo era portare il pallone alla fine del campo avversario.

Solitamente questo gioco era disputato su distese d’erba o di ghiaccio e, in questo caso, i giocatori erano soliti spargere sabbia o bitume sulle loro calzature per guadagnare più aderenza.

I Celti

I celti praticavano una loro unica versione di calcio. Esso veniva chiamato “cnapan” e prevedeva l’uso di un pallone ligneo cosparso di grasso di animale che lo rendeva quindi viscido e difficile da afferrare. Durante le partite, due squadre si sfidavano ad aggiudicarsi il pallone per poi avventarsi nel campo degli avversari. Il “cnapan” non aveva regole eccessivamente restrittive, però era uso gridare la parola “Heddwch”, che letteralmente significa “Pace”, per fermare il gioco momentaneamente quando esso diveniva troppo violento.

Il Rinascimento

Anche in Italia un gioco abbastanza simile al calcio moderno stava spopolando durante il periodo rinascimentale. Sicuramente però, la città italiano dove questo passatempo ha trovato più successo e il maggior numero di giocatori è Firenze.

Italia: Il Calcio a Firenze

Stiamo parlando del calcio fiorentino, un fenomeno davvero popolare durante la Firenze dei Medici. Come tutti gli altri giochi di squadra in cui veniva utilizzato un pallone, anche questo tipo di calcio derivava dai giochi dell’antica Grecia e Roma, rispettivamente chiamati l’Episkyros e l’Harpastum.

Per questo motivo, Firenze è un po’ considerata la culla del calcio italiano rinascimentale. Incontri e partite ufficiali erano all’ordine del giorno in quel periodo, e spesso gli spettatori potevano assistere alle partite dei partiti verdi e bianchi, che si trovavano rispettivamente a sinistra e a destra del fiume che attraversa la città. Il terreno dove l’incontro si disputava era delimitato da Piazza Santa Croce e, la squadra del partito vincitore aveva il diritto di aggiudicarsi le insegne degli avversari.

Le squadre, anche se non erano estremamente numerose come a volte capitava nei giochi medievali, avevano comunque un buon numero di atleti. Si trattava infatti di 27 giocatori per partito ed erano tutti suddivisi in gruppi che ne delineavano i vari ruoli. 15 di questi atleti erano divisi in 3 gruppi da 5 che avevano il compito di attaccare e segnare punti. Altri 5 giocatori, ai tempi chiamati “sconciatori”, erano la seconda linea e il loro obiettivo principale consisteva nell’intralciare e ostacolare il gioco avversario per mettere gli altri atleti in difficoltà. I difensori erano altri 4 componenti della squadra che, come il loro nome suggerisce, dovevano rilanciare il pallone in direzione degli “innanzi”, e costituivano una sorta di linea di terzini. Gli ultimi 3 giocatori, i “datori indietro”, avevano l’importante compito di impedire che gli innanzi della squadra avversario segnassero punti, ed erano quindi l’ultima difesa della squadra.

Un punto di questo calcio non era chiamato “gol”, ma bensì “caccia”, e si segnava quando un giocatore portava il pallone fino al fondo del campo avversario.

Una particolarità che distingue questo tipo di calcio consiste nel fatto che, anche ai giorni nostri, questo gioco è rappresentato ogni anno nella sua città natale tramite fedeli ricostruzioni storiche in costume.

Altre Città Italiane

Giochi simili al calcio di Firenze erano praticati durante il periodo rinascimentale anche in altre città italiane, più nello specifico, in città come Bologna o Venezia. Tuttavia, qui fu messo al bando nel 1580, probabilmente per motivi legati alla violenza del gioco.

Nel ‘600, a Prato, si praticava una variante alquanto simile al calcio fiorentino. Ce ne parla nello specifico Francesco Redi, uno scienziato del tempo che pubblicò tramite Gilles Ménages un’etimologia in cui cercava di spiegare come aveva avuto origina la lingua italiana. Redi spiega che a Prato, in Toscana, una città vicina a Firenze, si praticava il calcio tanto quanto a Firenze. Tuttavia, erano presenti piccole differenze; mentre nella capitale dei Medici si usavano palloni relativamente piccoli che si dovevano colpire con la mano chiusa a pugno e ricoperta da un guanto, a Prato si usavano due palloni abbastanza grandi ed era previsto solamente l’uso dei piedi. Erano rare le volte in cui si usavano le mani soprattutto perché, tramite l’utilizzo dei pugni, sarebbe stato difficile mandare lontano una palla grossa.

L’Età Moderna

Durante l’età moderna, specialmente in Inghilterra, il gioco del calcio vide dei notevoli sviluppi, specialmente dopo essere stato bandito durante il medioevo per la sua brutalità.

Inghilterra

Nel 1617, Giacomo Stuart riabilitò il calcio in Gran Bretagna, e si poté quindi tornare a praticare questo gioco liberamente. Furono proprio i giovani studenti delle università e dei college ad appassionarsi di più a questo gioco e ad organizzare partite fra le varie classi.

Proprio in questo periodo e in questa variante del calcio troviamo molte similitudini con lo sport che viene oggi praticato in quasi tutto il mondo. Le squadre erano sempre formate da dieci giocatori, ai quali si aggiungeva un undicesimo che era il “maestro” e giocava sempre come portiere. Fu proprio da questa usanza che venne poi deciso che il numero di atleti per squadra doveva essere 11, e doveva anche essere presente la figura del capitano, che derivava da quella del maestro.

In questo periodo nacque il “dribbling-game”, oggi considerato il gioco da cui si sono evoluti sia il calcio che il rugby. Questo gioco aveva regole scritte ben precise, e il numero totale di giocatori in campo era di 22, contando gli atleti di entrambe le squadre.

Il dribbling-game prevedeva l’utilizzo sia delle mani che dei piedi, ma era abbastanza confusionario distinguere i due diversi stili di gioco che derivavano da quali parti del corpo si decideva di usare. Fu proprio per eliminare questa confusione che nel 1846 si effettuò una divisione fondamentale che diede vita alla Rugby Union.

In termini di football, il Trinity College e Cambridge riunirono vari giocatori che rappresentavano diverse università, e vennero istituite le 14 regole, un primo tentativo di stendere ufficialmente il regolamento di gioco.

Il giorno 24 ottobre dell’anno 1857, fu finalmente creata la prima squadra di calcio nella storia, chiamata Sheffield Football Club. La prima partita fu giocata alla Parkfield House, successivamente, furono stilate le Regole di Sheffield che regolamentavano il gioco in maniera più precisa e dettagliata.

Il Calcio Contemporaneo: Dal 1863 ai Giorni Nostri

Sebbene il calcio avesse fino a questo momento avuto un’importanza popolare non da poco, fu solo il 26 ottobre 1863 che a questa pratica venne riconosciuta anche a livello istituzionale. Questo avvenne in Inghilterra, quando a Londra si incontrarono i rappresentanti principali di undici club e associazioni sportive con lo scopo di fondare per la prima volta una federazione calcistica. Proprio questa organizzazione verrà in seguito chiamata la Football Association.

Morley e Campbell

Il motivo principale per cui avvenne questa creazione era la volontà di dare al calcio delle regole precise, dettagliate e omogenee, così da regolamentare lo sport in modo unitario. Tuttavia, durante l’incontro avvennero anche delle divergenze; più nello specifico, si discusse sulle differenze che distinguevano il calcio dal rugby e su quanto i due sport fossero destinati a essere diversificati. C’erano due fazioni principali nella Football Association e, il 24 novembre, i rappresentanti si riunirono nuovamente per far fronte a questa problematica. Il signor Morley, ai tempi il segretario dell’associazione, era convinto che bisognasse eliminare le somiglianze col rugby, mentre il presidente del club Blackheat, il signor Campbell, difendeva fermamente l’impostazione rugbysitica del gioco.

Alla fine, fu il signor Morley a vincere il dibattito e, a dicembre dello stesso anno, il regolamento venne fortemente modificato con l’aggiunta di importantissime regole. In particolare, fu messo nero su bianco che nessun giocatore avrebbe potuto tenere la palla fra le mani o caricare l’avversario durante la corsa. Questo fu uno dei passi fondamentali che portò il calcio a ciò che è oggi.

Federazione Calcistica d’Inghilterra

La data storica che segna l’inizio del calcio moderno e contemporaneo è quindi quella del 26 ottobre 1863, grazie alla nascita della Federazione Calcistica d’Inghilterra, il cui padre è considerato Ebenezer Cobb Morley.

Sebbene all’inizio i giocatori non erano suddivisi in ruoli e non vi era quindi quasi nessuna distinzione tra una posizione e l’altra, andando avanti si iniziarono a creare delle specializzazioni, che arriveranno poi a formare due principali categorie di giocatori in campo: Gli attaccanti e i difensori.

Proprio in questo periodo infatti si cercò di bilanciare le squadre, che in precedenza tendevano sempre verso l’attacco, in favore di uno stile di gioco più equilibrato. Fu in questo modo che nacque la figura del mediano, ovvero tre attaccanti arretrati.

Tuttavia, fu solamente nel 1870 che la posizione dei giocatori in campo assunse per la prima volta l’aspetto a cui oggi siamo più abituati e che è anche una delle formazioni più popolari al mondo: 5 attaccanti, 3 mediani, 2 terzini, e 1 portiere.

Un’altra importante rivoluzione arrivò nel 1871, quando, dopo secoli di cambiamenti e irregolarità, vennero finalmente stabilite le dimensioni e il peso standard del pallone di gioco. Inoltre, in questo periodo comparve per la prima volta la regola che il portiere poteva toccare il pallone con le mani. Sempre in questo anno nacque anche la federazione scozzese e, quattro anni dopo, vide la luce quella gallese.

Bisognò aspettare altri tre anni per vedere per la prima volta un arbitro suonare un fischietto durante una partita.

I Cambiamenti del Pallone

Qualsiasi gioco in cui veniva utilizzato un pallone, fu fortemente influenzato e condizionato dai limiti dei materiali disponibili a costruirlo fino al XIX secolo. Tuttavia, in questo periodo si testimoniano grandi e veloci progressi, soprattutto in termini di materiali usati a costruire la palla. I problemi principali derivavano dal fatto che i materiali erano difficili da reperire, e ricorrere a vesciche di animali o riempire sfere di tela con turaccioli rendeva il gioco alquanto imprevedibile.

Grazie all’arrivo del caucciù, che gli inglesi importavano dal Sud America e dall’Oceano Indiano, e all’invenzione della camera d’aria, che rendeva possibile controllare meglio la mobilità del pallone, il calcio vide enormi progressi.

Altre Associazioni e Federazioni

La federazione irlandese si aggiunse a quelle che già avevano preso piede durante l’anno 1880, e nel 1886 fu formato l’IFAB, ovvero l’International Football Association Board, un organo che includeva le quattro federazioni britanniche già esistenti (Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia). Lo scopo principale di questo ente era assicurarsi che tutti rispettassero le regole di gioco e, in caso di necessità, modificare uniformemente il regolamento. Un fattore interessante è che questo organo esiste e funziona ancora oggi, ed è l’unico ente in grado di modificare le regole. Sempre nello stesso anno fu riconosciuto il professionismo sportivo, ciò significava che gli atleti che praticavano il calcio erano considerati come lavoratori tanto quanto chi si occupava di altri lavori, per cui essi avevano il diritto di ricevere dei compensi in denaro per i loro sforzi.

Il Calcio nel Mondo

Dopo aver conquistato il Regno Unito, il calcio iniziò a diffondersi pesantemente sia in Europa che in tutto il resto del mondo, partendo proprio da quegli stati che più sentivano un’influenza inglese. La prima a nascere al di fuori della Gran Bretagna fu la Federazione Calcistica della Nuova Zelanda nel 1891, seguita poi da Sud Africa, Argentina, Belgio, Cile, Svizzera e, nel 1898, Italia. Tuttavia, fu l’Inghilterra ad ospitare per la prima volta un campionato con partite di andata e ritorno.

La FIFA

Per far fronte alla popolarità del calcio, fu formata nel 1904 la Fédération Internationale de Football Association, più comunemente nota come FIFA. Gli inglesi non presero parte alla fondazione, in quanto si trattava di un’iniziativa presa da Svizzera, Paesi Bassi, Svezia, Spagna, Danimarca, Belgio e Francia, tuttavia, l’Inghilterra si unì l’anno successivo.

Il gioco del calcio si diffuse definitivamente grazie alle Olimpiadi di Londra del 1908 e, nel 1914, la FIFA riconobbe questo torneo come un campionato del mondo per dilettanti e si impegnò ad organizzarlo con cadenza regolare. Però, fu solo nel 1928 che la federazione decise che era finalmente arrivato il momento di organizzare la famigerata Coppa del Mondo e, siccome l’Uruguay aveva vinto per ben due volte il campionato dei dilettanti, la FIFA decise di tenere proprio lì la prima edizione dove calciatori professionisti erano protagonisti del torneo.

Da quel momento il calcio divenne sempre più praticato e nuove tecnologie, quali il VAR utilizzato per la prima volta a Bari nel 2016, sono introdotte e migliorate costantemente per rendere il gioco più onesto possibile.